Emilia Vitale

Con piacere pubblichiamo le risposte di Emilia Vitale a cui formuliamo l’augurio di buona campagna.

QUALE FAMIGLIA?

Per formazione culturale e politica, sono fortemente a favore dello stato laico e della non ingerenza della religione nella vita politica e civile degli italiani. Non credo ad una definizione universale di matrimonio/unione come coppia composta da un uomo e una donna. Sono quindi a favore delle unioni civili di due persone (la decisione sul matrimonio religioso la lascio alle autorita’ religiose competenti); del riconoscimento di queste unioni e/o delle unioni di fatto e dell’estensione a queste unioni di tutti i diritti - legali, previdenziali, ecc. - di cui usufruiscono le coppie sposate con rito religioso o civile.

Ritengo che il criterio per le adozioni debba basarsi su una valutazione accurata del carattere della persona che intende adottare e delle sue capacita’ di esercitare il ruolo di genitore in modo soddisfacente. In questa valutazione, non sono affatto pertinenti le considerazioni sullo stato civile e sull’identita’ sessuale della persona.

L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA (art. 11 costituzione)

No, non sono a favore di missioni militari che violino il diritto internazionale. Sono a favore di missioni militari che siano guidate dalle istituzioni internazionali delle quali l’Italia e’ membro.

Per questo motivo ho accolto con soddisfazione la decisione del governo Prodi di chiudere la missione in Iraq, dove restano solo alcune dozzine di militari nella NATO Training Mission. Ma per questo motivo sono anche a favore della partecipazione italiana nella ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan, una missione autorizzata dall’ONU e guidata dalla NATO. La nostra presenza in Afghanistan, nel quadro di una missione multilaterale, e’ importante perche’ dimostra il ruolo guida dell’Italia nella sicurezza globale.

No, non sono a favore di alcuna “servitu’ militare.” Ritengo che l’Italia debba avere un ruolo di leadership e non marginale nella sicurezza dell’Europa e del bacino Mediterraneo, incluso il Medio Oriente. Non esiste modo migliore per assicurare questo ruolo che svolgere una funzione di cooperazione e leadership nelle organizzazioni internazionali le quali provvedono il quadro istituzionale e politico del multilateralismo. Per evitare i gravi errori e gli eccessi di politiche estere unilaterali recenti, l’Italia deve operare - e chiedere che altri paesi operino - nel quadro della NATO, la EU e l’ONU. Se questo richede basi militari nel nostro paese, o l’allargamento di quelle esistenti, ne sono a favore.

Capisco le preoccupazioni per il ruolo pericolosamente aggressivo svolto dall’amministrazione Bush dopo l’11 Settembre 2001, in modo particolare con la guerra in Iraq e l’occupazione di quel paese. E le condivido. Detto questo, l’Italia non puo’ rescindere i rapporti di cooperazione e amicizia che ha con gli Stati Uniti, specialmente in questo momento in cui un cambiamento radicale nella politica americana sembra a portata di mano.

Cio’ a cui sono principalmente interessata e’ l’acquisizione dell’Italia di una politica estera piu’ coerente e decisa. Il Rapporto 2020 redatto dal Gruppo di Riflessione Strategico per l’attuale Ministero degli Esteri mi sembra un buon inizio per superare le approssimazioni della politica estera italiana e per suggerire idee strategiche che permettano la cooperazione internazionale, ma anche la critica a decisioni che non riteniamo funzionali alla sicurezza nazionale e globale.
RICERCA E UNIVERSITA`

Quali misure pratiche proporrebbe per rilanciare il sistema accademico e scientifico italiano? Che ruolo vede per ricercatori e docenti italiani all’estero? E per ricercatori e docenti stranieri in Italia?

A questa domanda posso rispondere rinviando direttamente al mio programma, perche’ l’universita’ e la ricerca saranno al primo posto del mio impegno parlamentare.


Università e ricerca scientifica tra Italia e Nord-America

La mia attività di ricercatrice universitaria mi spinge a battermi per la valorizzazione dei ricercatori italiani all’estero come risorsa umana fondamentale per l’Italia e per far sì che l’università italiana ritorni ad essere il motore di crescita e di mobilità sociale che è stato in passato. In ciò, l’apporto di chi ha lavorato nella ricerca all’estero è fondamentale per la modernizzazione e il rilancio di competitività dell’università italiana, che significa: 1) autoregolazione attraverso gli statuti autonomi di ateneo; 2) autonomia finanziaria (attraverso fondi regionali, tasse d’iscrizione e fundraising); 3) possibilità di assunzione di personale docente e/o di ricerca da tutto il mondo. Vanno quindi favoriti gli scambi bilaterali di studenti, docenti e ricercatori tra Italia e Nord America per garantire quella qualità di formazione e di ricerca che è destinata a un ruolo chiave nella società globalizzata del terzo millennio. (Perciò è fondamentale stabilire norme chiare e adeguate sull’equipollenza dei titoli di studio italiani e stranieri alla luce delle specificità curricolari, sfrondando l’iter burocratico a tutt’oggi in vigore.)

SVILUPPO E AMBIENTE

Su questo punto sono completamente d’accordo con l’approccio che voi suggerite, citando Robert Kennedy. Il programma del PD del resto parla chiaro sulle questioni dello sviluppo sostenibile e della qualita’ dello sviluppo. Rinvio a quel testo per il trattamento in particolare dei diversi aspetti di questa politica.

Ma quello che vorrei aggiungere qui e’ come una delle soluzioni ai problemi che sollevate non possa trovarsi in un programma. E’ quella che gli Americani definiscono con una espressione che probabilmente tutti conoscete: l’uso della politica - nel loro caso dal luogo privilegiato della presidenza, nel nostro del governo - come bully pulpit, cioe’ come ispirazione e leadership. E’ da un governo del PD che riusciremo a cambiare il tono della politica italiana, della vita dell’Italia, per finirla con il dilettantismo e il soddisfatto menefreghismo dei dirigenti e delle persone comuni, e ristabilire l’importanza della responsabilita’ individuale, della competenza, e del rispetto della sfera pubblica.

Sono convinta che solo con una vittoria del PD alle elezioni riusciremo a stimolare uno sviluppo che sia sostenibile e faccia bene alla salute fisica, intellettuale e spirituale degli italiani, oltre che alle loro tasche.
DIRITTI ITALIANI ALL’ESTERO

Cosa pensa di fare in sede legislativa a proposito di alcune questioni sollevate al momento dell’iscrizione all’AIRE, ad esempio la perdita di copertura sanitaria in Italia (dove molti, tra gli italiani residenti all’estero, tornano per frequenti e talvolta lunghi soggiorni).

Grazie per aver sollevato questo problema, che e’ un problema serio, per il quale pero’ non ho una risposta bella e pronta.

Effettivamente e’ possibile anche adesso ottenere dal Consolato una sorta di dispensa nel caso di un soggiorno breve in Italia. Non risolve la questione delle permanenze piu’ lunghe. Certamente, se il diritto all’assistenza sanitaria e’ un diritto dei cittadini, e se i residenti all’estero continuano ad essere cittadini, non dovrebbero perdere alcun diritto.

Posso assicurare che intendo lavorare per arrivare a una soluzione praticabile per questo problema. Se eletta, vi invito gia’ adesso a chiedermi conto di questa promessa. L’apertura di una sede del PD a New York e’ un segnale chiaro che manterro’ i contatti con i miei elettori per dimostrare che prendo molto sul serio la mia responsabilita’ nei loro confronti

TRE PRIORITA’

Le mie priorita’ sono determinate sia dai miei interessi politici che dalle domande e i bisogni della comunita’ alla quale chiedo il voto.

Una riforma alla quale darei la priorita’ e sulla quale lavorero’ con impegno nel gruppo parlamentare del partito e’ la riforma elettorale. Rimando al programma del PD per i dettagli, qui mi basta sottolineare l’importanza di stabilire istituzionalmente un sistema unicamerale, con un numero ridotto di rappresentanti eletti in collegi uninominali maggioritari a doppio turno; di scegliere i candidati con primarie per sbloccare le burocrazie partitiche; di riservare il 50% dei posti nelle liste alle donne (come ha fatto il PD negli USA in queste elezioni); di trasformare il Senato in una Camera delle Regioni di 100 membri; e di snellire la composizione e il lavoro dell’esecutivo.

Altre priorita’ del mio programma sono in parte gia’ delineate piu’ sopra nella mia risposta alIa domanda sull’universita’. In quanto ricercatrice e accademica che lavora negli USA ma con contatti continui con l’Italia e la comunita’ scientifica globale, mi sento molto coinvolta in questo settore e ritengo interventi di riforma urgenti e necessari.

Inoltre ritengo importante un intervento nei seguenti settori:

I. Accordi di previdenza sociale e snellimento delle burocrazie

Vanno rafforzati e precisati gli accordi di previdenza sociale, facendo la massima chiarezza tra le amministrazioni e dando garanzie di riconoscimento dei contributi versati all’estero a chi scelga il rientro definitivo. Urgono l’eliminazione della doppia imposizione fiscale alle pensioni degli italiani residenti all’estero, dall’INPS alla fonte e contemporaneamente, per convenzione, nel Paese di residenza, e il condono degli indebiti pensionistici non imputabili a responsabilità dirette degli interessati (legge peraltro già in discussione alla Camera e non realizzata a causa dell’interruzione della legislatura). Tali provvedimenti rientrano nel quadro generale di semplificazione e snellimento delle burocrazie e di facilitazione dei rapporti con le strutture amministrative italiane in patria e all’estero, eliminando i disagi fin troppo noti del malservizio diffuso (a cui si deve rimediare anche con una gestione più razionale delle risorse dei consolati).

II. La cultura italiana all’estero

L’Italia sta cambiando e sta diventando sempre più complessa. Cambia anche la compagine degli italiani all’estero, sempre più in contatto con la patria d’origine. Con scambi sempre più frequenti e comunicazioni più intense. La domanda di cultura italiana è destinata ad aumentare sia in quantità sia in qualità. Gli Istituti Italiani di Cultura debbono quindi assumere un ruolo primario e attivo nella diffusione sia del patrimonio storico sia delle tendenze più attuali, diventando quindi un termine di riferimento essenziale dell’immagine della nazione nel mondo.

III. La diffusione della lingua italiana all’estero

È necessaria e urgente una riqualificazione del personale insegnante, attraverso accordi tra Italia e Stati Uniti che includano il riconoscimento / equipollenza delle formazioni e prevedano una seria riforma legislativa (le norme sono ferme al 1973) e uno stanziamento economico di sostegno alle istituzioni preposte alla formazione e al collocamento degli insegnanti a livello medio-superiore

5 domande ai candidati del PD

Gentile Candidata, Gentile Candidato,

siamo un gruppo di persone, in prevalenza ricercatori e docenti universitari che avevano proposto la candidatura di Stefano Albertini nelle liste del Partito Democratico per le prossime elezioni.
Indipendentemente dall’esito della nostra richiesta, abbiamo voluto continuare a partecipare al processo democratico. Per questo motivo vorremmo sottoporle alcune domande raccolte per voi nel nostro blog: www.stefanoalbertini.org.
Il nostro appello è stato firmato da più di 200 persone e il nostro blog è stato visitato da più di 527 persone per un totale di 4195 pagine lette in meno di 5 settimane.
Non appena ricevute le sue risposte verranno subito messe online insieme a quelle dei suoi colleghi candidati,  in modo da dare più elementi di giudizio agli elettori.
Ci auguriamo che vorrà partecipare alla nostra iniziativa e la salutiamo cordialmente.

QUALE FAMIGLIA
È a favore dell’estensione all’Italia dei matrimoni/unioni civili/domestic partnership contratti in Canada, Massachusetts, New Jersey, New York City o nel resto d’Europa? E delle adozioni da parte dei single e/o gay?

L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA (art. 11 costituzione)
È a favore del rifinanziamento missioni militari che violino il diritto internazionale e non siano sotto la guida diretta delle Nazioni Unite? (Afghanistan, Iraq)? È a favore della presenza di servitu’ militari dell’esercito americano sul suolo italiano? Sei a favore del raddoppio della base militare americana di Vicenza?

RICERCA E UNIVERSITA`
Quali misure pratiche proporrebbe per rilanciare il sistema accademico e scientifico italiano? Che ruolo vede per ricercatori e docenti italiani all’estero? E per ricercatori e docenti stranieri in Italia?

SVILUPPO E AMBIENTE
Robert Kennedy nel 1968 affermava come non fosse suffuciente basarsi sul Prodotto Interno Lordo per calcolare il benessere di un Paese; Kennedy parlava di necessari indicatori circa l’inquinamento dell’aria, la salute dei cittadini, la qualita’ della loro educazione, la solidita’ dei loro valori.
Come lei e il PD intendete inserire il problema della sostenibilità e della preservazione delle risorse all’interno del suo approccio politico?

DIRITTI ITALIANI ALL’ESTERO
Cosa pensa di fare in sede legislativa a proposito di alcune questioni sollevate al momento dell’iscrizione all’AIRE, ad esempio la perdita di copertura sanitaria in Italia (dove molti, tra gli italiani residenti all’estero, tornano per frequenti e talvolta lunghi soggiorni).

TRE PRIORITA’
Ci potrebbe elencare tre priorita’ del suo programma? O tre progetti di legge che vorrebbe presentare una volta eletto/a?

Le nostre priorita’

Abbiamo deciso di rivolgere 5 domande ai candidati che il PD ha presentato nel collegio Nord America. La nostra iniziativa vuole essere un tentativo di confronto politico con i candidati, in modo da offrire a loro un ulteriore spazio di visibilita’ e a noi qualche informazione in piu’ per potere scegliere la preferenza di lista.

Mandateci quindi alcuen delle domande che vi piacerebbe porre ai vostri candidati.

Noi e il PD, cronaca di un incontro

Nella giornata di lunedì 17 marzo si è svolto l’incontro tra il Responsabile degli italiani all’estero del PD, Maurizio Chiocchetti, la candidata PD alla Camera per l’America Settentrionale, Emilia Vitale, Stefano Albertini e alcuni rappresentanti del gruppo promotore della sua candidatura. L’incontro è nato da una proposta di Emilia Vitale.

Dopo una breve presentazione reciproca, abbiamo subito cercato di approfondire quali sono stati i criteri utilizzati da parte degli organi di partito nella compilazione delle liste dei candidati.

Il Responsabile PD ha detto che nella scelta dei candidati i criteri predominanti sono stati: quote rosa (Graziella Bivona, Emilia Vitale, Marina Piazzi); conferme dei parlamentari uscenti (On. Gino Bucchino, Sen. Renato Turano); rappresentatività delle diverse anime del partito.

A Roma, dunque, nonostante un apprezzamento per il valore di un’ “ottima” iniziativa, hanno ritenuto opportuno seguire schemi e logiche tradizionali, non del tutto in linea con l’idea di rinnovamento annunciato e da noi tutti auspicato.

L’incontro è poi proseguito nell’analisi di possibili futuri punti di convergenza tra il gruppo promotore della candidatura di Albertini e la campagna elettorale in atto da parte del PD in Nord America.

Chiarendo che un impegno attivo e “militante” nelle file PD non è (per varie ragioni evidenti, non ultima la risposta onesta ma non per questo meno deludente di Chiocchetti) una via che vogliamo percorrere, riteniamo possa essere altresì utile e interessante saperne di più sul pensiero e le idee di questi candidati.

Per questa ragione, abbiamo proposto, ricevendo il consenso da parte dei nostri interlocutori, di poter indirizzare 5 domande ai prossimi aspiranti al Parlamento italiano proposti dal PD.

Siamo, quindi, in attesa di ogni vostra proposta che possa arricchire questo spazio di dialogo e discussione che ci sta a cuore mantenere attivo.

Perche’ ci piace Zapatero?

Tiriamoci su di morale, guardiamo a quello che succede al di là dei pirenei e dimentichiamoci per qualche minuto dell’Italia e degli USA.

Mentre in Italia infuriano le polemiche pre-elettorali e sulle candidature dei vari partiti, fatte ancora una volta con la più rigorosa applicazione del manuale Cencelli, mentre in America l’ennesimo scandalo politico ha, ancora una volta a che fare con questioni di talamo (ma è più scandaloso pagare una prostituta $1200 per una prestazione o un muratore $6 all’ora?), in Spagna si celebra la rielezione di Zapatero e coi nostri amici spagnoli, siamo stati in tanti a trepidare  domenica e a non staccarci dal computer per seguire il risultato di una consultazione elettorale complessa e resa drammatica dall’assassinio del militante socialista Isaias Carrasco.

Ma perché ci piace Zapatero? Perché alla sua rielezione abbiamo attribuito un significato simbolico transnazionale? Perché oggi invidiamo un po’ i nostri amici spagnoli e vorremmo essere tutti madrileni o sevillani?

Zapatero è giovane, è al suo secondo mandato e potrebbe essere il figlio del nostro futuro (e passato) presidente del consiglio. Zapatero ha mantenuto tutte le promesse che aveva fatto alla vigilia del suo insediamento: ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq, matrimonio gay, leggi contro la violenza di genere e per la effettiva parità di diritti tra uomini e donne, introduzione dell’educazione alla cittadinanza tra le materie obbligatorie di insegnamento. Anche chi non è d’accordo con queste misure ha dovuto ammettere che Zapatero ha tenuto fede alla sua parola la volta scorsa, e quindi si può credere che la manterrà anche adesso.  Zapatero ha fatto un governo con metà uomini e metà donne, parità tra i sessi non a parole ma nei fatti e ha messo insieme una squadra di donne di primissimo livello a partire dalla Vice Presidente Primera del governo, Teresa Fernandez de la Vega. Non risulta che ci siano “mogli di”, “fidanzate di”,  “segretarie di”, veline o neolaureate “figlie di”.

Davanti agli attacchi sguaiati della parte più retriva della chiesa
spagnola, orfana del franchismo, Zapatero ha dato a tutti una lezione di laicità  tranquilla, non muovendosi di un passo rispetto alle scelte del suo governo e della sua maggioranza in tema di diritti civili e educazione. A livello simbolico, io ho apprezzato che non si sia fermato alla Messa celebrata dal papa a Siviglia durante una delle adunate oceaniche organizzate dal Card. Rouco Varela (il Ruini spagnolo). Da cattolico, a me è sembrato molto rispettoso che lui, da non credente, non abbia partecipato alla Messa ritenendola (come è) un atto religioso e non una parata o una funzione protocollare.

Dietro il sorriso da Mr. Bean, Zapatero ha dimostrato anche una
straordinaria abilità politica. Il suo governo non disponeva (e non disporrà nemmeno in questa legislatura) della maggioranza assoluta e doveva quindi “pactar” con i partiti minori (dalla sinistra ai partiti autonomisti) le
varie misure che voleva varare. E nonostante questa difficoltà oggettive ha saputo realizzare quanto si proponeva creando alleanze ad hoc.

Noi oggi non possiamo essere spagnoli, ma da italiani, da democratici, da cittadini, godiamo con la parte migliore della società spagnola della vittoria di Zapatero. Vorremmo che fosse un po’ anche la nostra vittoria.

Opinioni a confronto sulle elezioni

Due opinioni per riflettere sul ruolo politico del PD. Provate a capire con quale delle delle due ci sentiamo piu’ in linea

  • Binetti: Una deriva zapaterista in Italia è impensabile
  • De Rita: Il trionfo dell’indistinto

Binetti: Una deriva zapaterista in Italia è impensabile

Roma, 12 mar (Velino) - “Vigileremo”, anzi, “faremo resistenza positiva” a qualsiasi deriva laicista. Così la senatrice Paola Binetti anticipa la linea che i teodem porteranno avanti anche nella prossima legislatura sui progetti di legge riguardanti i temi eticamente sensibili. “Abbiamo imparato a lavorare così bene nel corso di questi 20 mesi che non è passato nulla in Aula e continueremo a fare opposizione se i disegni di legge non ci convinceranno”. Su unioni civili, eutanasia, testamento biologico c’è dunque massima allerta “da parte dei cattolici di entrambi gli schieramenti”. Il vento di Zapatero, appena riconfermato alla presidenza del governo spagnolo, non raggiungerà quindi anche l’Italia? Per la senatrice non se ne parla proprio, anzi: sarà il leader del Psoe, il cui primo mandato si è distinto per la legge sui matrimoni gay, il divorzio breve, l’ora di religione facoltativa, a fare un passo indietro. “Zapatero ha vinto, ma non si può trascurare il fatto che i popolari abbiano migliorato di molto il risultato – argomenta Binetti -. In Spagna c’è stata una concentrazione del voto sui due grandi partiti e in questo senso hanno vinto entrambi. Il piccolo scarto fra le formazioni mostra che il paese è diviso in due. E chi lo governerà dovrà ricordarselo. Se Zapatero dovesse forzare la mano sui temi etici - considerando anche il parere negativo della conferenza episcopale spagnola e le resistenze di una grande fetta della popolazione – potrebbe rendere la situazione molto difficile. Mi auguro che il premier spagnolo non prema il piede sull’acceleratore e governi pensando alla globalità degli elettori e non solo al suo 46 per cento”. Quanto all’Italia “una deriva zapaterista è impensabile e ancora di più da quando la sinistra radicale si è staccata dal Pd” anche se, ammette Binetti, “occorrerà vigilare” perché certi disegni di legge saranno riproposti, e “con un pressing più sottile”. E anche la presenza dei radicali in lista con il Pd potrà creare problemi, tanto che “non si deve abbassare la guardia”. “I cattolici sono sufficientemente numerosi, consapevoli e competenti da poter offrire la propria collaborazione su tanti fronti e da organizzare una resistenza davanti a qualsiasi deriva. Noi faremo la nostra parte – conclude -. Alla libertà personale di chi presenta un disegno di legge corrisponde la libertà personale di ognuno di dire la propria”.
Il trionfo dell’indistinto
Andrea Cangini per il Quotidiano Nazionale

Professor De Rita, che riflessioni le suscita il minestrone di candidature, ciascuna rivolta a un segmento della società, cucinato da Veltroni?
«Che vuole che le dica, è la logica conseguenza della crisi di identità che ha travolto tanto la società quanto i partiti politici».

E’ l’epoca dell’indistinto…
«Esatto, e infatti stiamo assistendo alla prima campagna elettorale post-identitaria».

Dunque?
«Dunque, i partiti sono stati sostituiti dai contenitori: enormi scatoloni dove inzeppare appartenenze diverse».

Sta ancora parlando del Pd di Veltroni?
«Il fenomeno è diffuso, ma il Pd di Veltroni ne rappresenta per così dire la punta più avanzata. Guardi i candidati: la ragazzina, l’imprenditore, l’operaio, la segretaria, l’intellettuale… C’è tutto, nella speranza di rappresentare ciascuno».

C’è tutto, ma c’è anche il contrario di tutto…
«Siamo al trionfo dell’indistinto e credo che il calcolo di chi ha messo a punto le liste possa scontrarsi con un’oggettiva difficoltà di identificazione da parte dell’elettore».

Il quale può anche sentirsi preso in giro, no?
«Il rischio c’è. Del resto, mi pare chiaro che tutti i potenziali candidati di valore portatori di un’identità precisa hanno preferito non prestarsi al gioco».

Ad esempio?
«Beh, avrà notato che il mondo cattolico è rappresentato da figure di secondo piano, no?».

Come lo spiega?
«Col fatto che chi è portatore di un’identità chiara preferisce non piegarsi alla logica delle figurine in un contenitore indistinto perdendo così la propria personale credibilità».

A chi sta pensando?
«Per esempio, al fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi. Ma lo stesso discorso vale per le professioni. Ad esempio, né Veltroni né Berlusconi sono riusciti a candidare un solo nome di spicco della cultura: non c’è neanche un grande intellettuale…».

C’è, però, il noto industriale veneto, Calearo. Crede che porterà voti al Pd?
«Calearo è un fondamentalista del profitto: se si fosse presentato con la Lega o con Forza Italia forse di voti ne avrebbe portati, ma col Pd…».

Col Pd?
«Beh, la sua candidatura col Pd non è credibile e infatti mi risulta che appaia incomprensibile anche agli occhi dei triveneti… Del resto, tutti dicono che Calearo si sarebbe potuto ragionevolmente presentare anche col centrodestra, no?».

Sì, e con questo?
«Significa che neanche lui è portatore di un’identità definita».

Crede che l’aver candidato un operaio possa giovare al Pd?
«No, non lo credo. Questi poveri ragazzi sono a disagio nel ruolo politico, e si vede. Credo che gli elettori si accorgano che la loro è una pura testimonianza e che simili candidature non hanno nulla a che vedere con la lotta politica. E poi, siamo sicuri che esista ancora un’identità operaia? Io credo di no, e se pure esiste è sempre più flebile».

Poi ci sono le donne, i giovani…
«Va be’, qui non c’è davvero nulla da dire e nulla da interpretare: si tratta di semplice retorica».

Da buon conoscitore del mondo cattolico, crede che la Chiesa sposti molti voti?
«Mah, ho l’impressione che anche la Chiesa più che un luogo identitario stia diventando un grande centro di appartenenza».

Il gruppo conta più dei valori?
«In un certo senso è così, per cui è chiaro che una campagna elettorale che pure tenta strumentalmente di far leva sui valori cattolici trovi scarso ascolto in chi, ad esempio, vive quotidianamente la parrocchia».

Eppure, i politici italiani sembrano convinti di trarre vantaggio dall’acquiescenza nei confronti del Vaticano…
«Cosa vuole, nella loro evidente inerzia intellettuale i politici pensano che la Chiesa abbia ancora un peso rilevante».

Non è così?
«Non più. Ormai la Chiesa è diventata anch’essa un contenitore di diversità. E’ come una grande betoniera storica da cui può uscire di tutto. Ma fa rumore, e quel rumore richiama l’attenzione dei politici».

Crede che sull’orientamento degli elettori peserà più la voglia di novità o la paura del futuro?
«Credo che gli elettori non abbiano alcuna voglia di novità. Sono spaventati, incerti, disorientati, pessimisti: si accontentano di non peggiorare la propria condizione».

E i politici ne sono consapevoli?
«Forse, in effetti li vedo appiattiti sul presente e riluttanti a calcare la mano persino sul tema elettorale per eccellenza: la sicurezza».

Si parla più di salari…
«Giustamente, perché oggi l’incertezza economica è quel che più scuote la gente. Ma la gente non si fida più dei leader politici, uomini sempre più soli, senza una classe dirigente che li sostenga e ormai incapaci anche di vendere se stessi: non gli resta dunque che cercare di vendere i loro indistinti contenitori».

Esclusione di Stefano

Cari Amici,

vi scrivo per informarvi che ho appena ricevuto una telefonata da Maurizio Chiocchetti, responsabile del PD per gli italiani nel mondo, in cui mi ha informato che non sono stato incluso nelle liste del Partito Democratico per la Camera o il Senato. Un email è stato spedito venerdì scorso a iscritti e simpatizzanti del PD negli USA con la composizione delle liste. Agli uomini e alle donne che rappresenteranno il PD nel nostro collegio va il mio augurio di buon lavoro per una campagna elettorale intensa ed efficace.

Con gli amici che hanno promosso la campagna per la mia candidatura abbiamo guardato a questa avventura come a un esperimento di democrazia diretta all’interno di un partito nuovo che ci sembrava volesse impostare un modo nuovo di fare politica. Nonostante la mia candidatura non sia stata accettata, non mi sento di dire che l’esperimento è fallito. La vostra partecipazione solidale e, in molti casi, entusiastica al nostro appello è la prova che c’è davvero un desiderio di partecipazione diretta, di condivisione di un impegno politico, sociale e culturale in Italia e tra gli italiani che vivono all’estero. Non mi sembra che il PD abbia dimostrato nella compilazione delle liste (sia per l’Italia che per l’estero) la forza propulsiva di rinnovamento e di originalità che ci aspettavamo: a criteri di merito e di equilibrio (indubbiamente presenti) sono state affiancate logiche spartitorie e d’immagine che tutti noi speravamo relegate al passato. Nella maggior parte degli altri raggruppamenti politici, d’altra parte, il problema di una partecipazione diretta dei cittadini alla scelta dei candidati non si è nemmeno posto.

Nel ringraziarvi per il vostro sostegno e per la stima personale che mi avete mostrato, vi invito a continuare a partecipare attivamente, come farò io, alla vita politica italiana anche dall’estero, nelle forme che riterrete più opportune. L’esperimento di democrazia, per quanto ci riguarda, è riuscito per la mobilitazione che siamo riusciti a creare. Ci proveremo ancora, non a candidare me, ma a dare un impulso, una scossa di rinnovamento e speranza alla politica del nostro Paese. Il blog iniziato per la proposta della mia candidatura (www.stefanoalbertini.org) resterà attivo come forum di dialogo politico, almeno fino alle elezioni.

Per quanto mi riguarda continuo, con un sospiro di sollievo, il lavoro che mi piace e che mi appassiona da 14 anni per promuovere la lingua e la cultura italiana negli Stati Uniti, ma soprattutto per creare un clima di dialogo intellettuale produttivo tra le due sponde dell’Atlantico.

Ancora grazie!
Stefano

Non si puo’ fare

Il “Si puo’ fare” e’ un’utopia? La candidatura di Stefano nel Partito Democratico era una sfida ardua, pensavamo davvero di potercela fare anche grazie al sostegno e all’entusiasmo di tutti voi. Purtroppo il Partito Democratico ha ufficialmente escluso la nostra proposta di candidatura dal “basso”. Peccato per tutti noi.

I CANDIDATI del Nord America

Alla Camera

· Gino BUCCHINO
· Graziella BIVONA
· Mario MARRA
· Emilia VITALE

Al Senato

· Renato TURANO
· Marina PIAZZI

Una candidatura dal “basso”

Comunicato Stampa
Da: Coordinamento per la Candidatura di Stefano Albertini
Contatti: Federica Anichini e Marco Scalvini
candidiamo.albertini@gmail.com

Dagli USA una insolita “primaria” per proporre Stefano Albertini come candidato per il PD nelle prossime elezioni politiche

Da due settimane continuano a piovere adesioni all’appello di un gruppo di italiani residenti in Nord e Centro America perché il Partito Democratico candidi Stefano Albertini, docente di letteratura italiana e cinema presso la New York University e direttore della Casa Italiana della stessa università. Albertini, 44 anni e da almeno dieci una delle personalità più note e attive nella comunità italiana negli USA, ha accettato volentieri l’appello di chi ha voluto proporre al PD un nome nuovo e d’alto profilo, in cui i tanti italiani in Nord America -spesso ben inseriti nella élite culturale del paese- si possano finalmente riconoscere.

In meno di una settimana, il gruppo -coordinato da Federica Anichini (docente a Smith College) e Marco Scalvini (dottorando di ricerca presso la NYU)- ha diffuso, solo grazie a internet, un appello per la candidatura di Albertini (www.stefanoalbertini.org) che è stato prontamente ed entusiasticamente sottoscritto da decine di persone (ad oggi 151). Dall’Italia sono venute adesioni prestigiose come quella dell’ex sindaco di Torino, Valentino Castellani, della storica del diritto Eva Cantarella, del sociologo Guido Martinotti, tutti italiani con stretti rapporti con gli USA.

Ma è stato, ovviamente, dal Nord America che sono venute le adesioni più numerose, dapprima dal mondo accademico con professori di molte discipline da tutte le più note università, compresi gli economisti Gianluca Violante (New York University) e Giovanni Maggi (Yale). Anche il giornalista e saggista Alexander Stille ha aderito all’appello.

Oltre ai professori, si sono aggiunti imprenditori, professionisti, pensionati, rappresentanti di patronati e associazioni regionali di immigrati italiani: una rete fitta e trasversale che, in una sfida elettorale così dura, si può certamente tradurre in un efficace strumento per l’aggregazione di voti.
La lista aggiornata, con il primo gruppo dei sottoscrittori in ordine alfabetico e gli altri in ordine cronologico si trova nello stesso sito.

I coordinatori dell’iniziativa hanno presentato ufficialmente venerdì 22 febbraio il loro appello -corredato dalle firme dei sostenitori- all’Esecutivo Nazionale del PD. “”Non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta ufficiale dall’Esecutivo e restiamo in attesa: candidatura o no, i sostenitori meritano una risposta. Noi restiamo convinti che il nostro sia un esperimento di democrazia diretta all’interno del PD quanto mai utile alle esigenze di rinnovamento del partito” dice Anichini “Ci sembrerebbe coerente che oltre ad ascoltare la nostra voce nella scelta del segretario nazionale, il partito voglia adesso prendere in considerazione una nostra proposta seria per un candidato locale di grande credibilità e prestigio. Stefano Albertini è un esempio di successo italiano all’estero e la sua candidatura rappresenterebbe la buona riuscita di un esperimento di democrazia diretta ed elezione dal basso. Noi abbiamo deciso di rispondere così all’esigenza giusta di una politica nuova, efficace, meritocratica e rappresentativa. La determinazione e la coerenza di Veltroni corrispondono a quelle del PD: il suo esecutivo non può che valorizzare naturalmente queste risorse”.
Albertini ringrazia gli aderenti all’iniziativa e sottolinea la grande novità di questo metodo. “Non è un caso –dice- che questa iniziativa venga dagli Stati Uniti nel bel mezzo delle primarie democratiche più appassionanti degli ultimi anni. Al di là della mia candidatura, noi crediamo che questo sia un buon esempio di quale possa essere il metodo giusto per fare entrare la società civile non solo nella scelta dei candidati, ma anche nell’elaborazione di programmi e strategie”.

Appello per la candidatura

Per adesioni: candidiamo.albertini@gmail.com

Siamo donne e uomini decisi a costruire in Nord America uno scenario nuovo, capace di contribuire ad un mutamento della politica italiana. Riteniamo quindi che nell’imminente definizione delle candidature dei collegi esteri sia necessario dare spazio a quegli italiani che hanno deciso di lasciare il proprio paese per crearsi un’opportunità nei loro percorsi professionali e vedere realizzate le loro aspirazioni.

Per queste ragioni, proponiamo la candidatura di Stefano Albertini, perché crediamo che la sua storia personale e la sua formazione intellettuale forniscano un contributo importante alla costruzione di un rapporto di fiducia e speranza tra politica e società civile.

Noi sottoscrittori di questo appello siamo convinti dalla coerenza e dignità con cui Stefano Albertini si è impegnato in questi anni negli Stati Uniti a interpretare e dare voce alla cultura italiana. Pertanto siamo certi che questa candidatura sia un segnale inequivocabile di apertura nei confronti degli italiani che partecipano con il loro lavoro alla competizione internazionale delle idee.

Chiediamo al Partito Democratico di sostenere la candidatura di Stefano Albertini perchè a nostro avviso e’ un punto di riferimento convincente e forte per chi, sebbene lontano dall’Italia, attende di fondare le proprie aspettative in un nuovo soggetto politico.

New York, 20 febbraio 2007

Per adesioni: candidiamo.albertini@gmail.com